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UrtimeNiuss
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Lunedì 23 Agosto 2010 03:40 |
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‘A festa finìu. Sugli aspetti ludico-ricreativi, è meglio fare come il fuochista, stendiamo un velo…fumoso. Vorrei invece soffermarmi su una scena che mi ha molto colpito, avvenuta davanti alla porta dell’ospedale, al passaggio della processione. Davanti a quel luogo che raccoglie (e sana) la sofferenza non solo di Scilla, ma anche dei paesi vicini, era tanta l’ansia di incontrare San Rocco, di vedere quell’immagine che infonde serenità, conforto e speranza. E il più ansioso di tutti era sicuramente un ragazzo che da tempo sta lottando in ogni modo contro il nemico più vigliacco, infido, che si nasconde dentro il suo corpo. Fino a poco tempo fa, questo ragazzo era una delle tante magliette blu e dei tanti fazzoletti amaranto, sulle quali la statua del Santo sembra quasi galleggiare. Portava il peso dello statua, insieme a quegli stessi amici che ieri lo hanno circondato per salutarlo, abbracciarlo, stringergli la mano, contenti di vederlo fra loro, contenti di sapere che quel ragazzo è uno di loro, con la stessa convinzione, la stessa forza di sempre. E l’ha dimostrata ancora di più quella forza. Ma non era più soltanto forza fisica. In quel tendere le mani, in quell’aggrapparsi alla stanga anteriore della statua; in quel volersi alzare dalla carrozzina; in quello sforzo di voler essere ancora al suo posto, per pochi metri, guardando San Rocco direttamente negli occhi, c’era la forza della fede. In quel volerGli dire: “Vedi, sono qui, mi affido a Te!”, c’era tutta la vera essenza della festa. L’elemento, unico e fondante, delle celebrazioni in onore del nostro Santo Patrono che, ahinoi!, troppo spesso dimentichiamo. Lo confesso, ho pianto. Ho pianto di felicità, di gioia. Quella gioia che ti prende il cuore quando, in pochi istanti, in questi piccoli gesti di grande significato, riprendi forza, riprendi coraggio, e ringrazi il Signore di ogni più piccola cosa ti capiti ogni giorno. A quel punto, il fuoco, il rumore, la musica, assumono un aspetto secondario, del tutto marginale. Ecco, a quel ragazzo non c’è bisogno di dare nessun incoraggiamento. E’ lui che con il suo gesto, ha dato forza anche a me. Per questo, a quel ragazzo pubblicamente, voglio dire semplicemente: grazie.
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UrtimeNiuss
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Domenica 22 Agosto 2010 06:29 |
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Inedita. Nessun altro aggettivo riassume quello che è capitato nella processione di ieri a Chianalea e Marina. Causa sassolino (nella foto) rucciuliato fin nella zona antistante la Delegazione di spiaggia della Capitaneria di Porto, mentre era in corso la messa pre-uscita, le autorità hanno deciso saggiamente di chiudere il transito nell’intera area portuale, con la immediata conseguenza che il tradizionale percorso della processione è stato interamente modificato. D’altra parte, come dar torto alle autorità: si sono salvaguardate migliaia di ‘mpigne ri rollin stones scigghitani. Metà Chianalea (dallo scalo fino all’ingresso del porto) è stata percorsa in senso contrario. Non è stata ‘na fissarìa, in quanto le strette vineddhuzze ra Chianalea devono essere percorse con traiettorie particolari e collaudate da anni e anni. Andare in senso opposto, ha comportato un preventivo esame dell’effettiva possibilità di transito da parte della statua di San Rocco e la conseguente deviazione delle ‘ntrocce direttamente verso ‘a ‘Nunziata, vale a dire in direzione della chiesa di San Giuseppe. In questo stato di cose più di uno si è disorientato e, vedendo la statua di San Rocco provenire dalla S.S. 18 e scendere a Marina via curva “ru Grecu”, ha pensato: “Ma è cuntrasensu!” Eppure, sia la polizia che i vigili urbani che erano appostati a Piazza Matrice non dissiru nenti: muti! Altro inedito l’arrivo a Marina via discesa ri Canaluni. La manovra ha presentato non poche difficoltà e, a causa del raggio di curvatura più che limitato, i portatori hanno quasi rischiato di andare a sbattere contro il muro della spalla del ponte. Poi, si è optato per una breve sosta e il passaggio sutta o’ ponti è avvenuto a mano, giusto a filo dell’arcata pontifera. Che dire: i portatori…sa purtaru propriu! Poi, ripresa la via Marina, tutto è tornato nella normalità e l’ultimo tratto, ‘i ‘nchianata fino alla piazza è stato percorso a tempo di record, recuperando così il pesante svantaggio. Un altro episodio ha destato comunque numerose reazioni: all’inizio della discesa di Via Chianalea, lì dove la statua si può toccare con mano e, volendo, la grazia la puoi chiedere a San Rocco sussurrandogliela quasi nell’orecchio, qualcuno ha toccato la parte superiore del bastone, facendolo uscire dal punto di appoggio sulla base della vara. La parte d’argento che ricopre il bastone è perciò scivolata completamente. La notizia s’è quindi sparsa per l’intero corteo ed è immediatamente rimbalzata anche sul web, così che puru a Pru Chesti hanno potuto sapere chi a Sant’à Rroccu nci carìu ‘u bastuni! A fini prucissioni (ma puru prima), impazzava il toto-presagio, vale a dire si faceva a gara a interpretare paganamente i due segnali particolari verificatisi: la caduta del masso –beh, chiamarlo masso è un generoso complimento- e la caduta (sfilamento) del bastone. Personalmente, non sugnu né ‘nu magu, né tantu menu nu mavàru. L’interpretazione che ho dato a questi due episodi è che, visto che l’ha fatto anche San Rocco in processione, forse sarebbe ora che anche il paese andasse controsenso, cioè che Scilla inverta completamente la tendenza di questi ultimi anni. ‘U bastoni e ‘a petruliddha sono un chiaro invito agli scigghitani: cangiamu sunata!
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UrtimeNiuss
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Sabato 21 Agosto 2010 13:27 |
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Scilla intera si ferma. Non perché paralizzata dal traffico (quello accade tutti i giorni in questo periodo), ma pirchì ‘ccumincia ‘a festa ‘i Sant’ à Rroccu! Come tutte le feste patronali, per chi non è propria ‘ndiginu nto sangu è difficile capire gli usi e le consuetudini che accompagnano l’evento sacro. Un aspetto che molti non comprendono, per esempio, è quello legato al nome dialettale del Santo pellegrino: com’è che San Rocco o Santu Rroccu, a Scilla diventa Sant’ à Rroccu? In primo luogo, bisogna prestare attenzione a com’è scrittu. Nella maggior parte dei casi, lo trovate scritto come Santa Roccu. Va bbò che è notorio che Scilla è ‘u paisi dove avvenne che il sacco (della stortìa) si spaccò, ma da qui a confondere il sesso dei santi, ce ne corre. Nta nu paisi dove il “lei” non esiste, dove ancora è d’uso dare del “voi” a uno sconosciuto, a una persona anziana o, in genere, a una persona verso cui si nutre particolare rispetto, figuratevi con i santi! E’ scigghitani potete dire di tutto, siamo i primi a prenderci in giro da soli e a ridere delle nostre debolezze, ma non ‘daviti a tuccari e’ santi e San Rocco in particolare. E allura come mai questa variazione linguistica? Semplice: p’u troppu rispettu. Tant’è veru che l’equivoco linguistico di cui sopra, in verità si spiega con il fatto che a San Rocco, proprio in virtù del particolare rapporto devozionale che risale al 1495 o giù di lì, ci si riferisce con il termine Sant’ à, che non sarebbe altro che l’equivalente scigghitanu di Santità! Dunque, Sant’ à Rroccu è la traduzione scillese –con tanto di forma abbreviata- di Santità Rocco. Quanto sopra, per opportuna conoscenza sia degli scigghitani più giovani, che magari col dialetto non hanno tanta dimestichezza, sia dei turisti che dovessero trovarsi da queste parti. Nessun equivoco dunque: tutti insieme potremo gridare tranquillamente “Evviva Sant’ à Rroccu!” Buona festa!
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UrtimeNiuss
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Sabato 21 Agosto 2010 13:27 |
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Chi fini ficiuru i cristiani? E’ questa la domanda che mi ponevo domenica scorsa, mentre sulla spiaggia ammiravo i profondi vuoti presenti. Chi fini ficiuru quelle famiglie numerose, iarmate di teglie, termos, borsa-frigo e zzipangulu sotto braccio? E le fosse, fatte a ripa di mari, per tenercelo bello friscu (‘u zzipangulu), ndi viristu?! Dove sono finite quelle belle stagnole, che brillavano al sole del menziornu scigghitanu, effondendo ogghiu ‘i ‘liva e sciauru spiaggia spiaggia ? Dove sono finiti tutti quei corpi distesi al sole che se volevi arrivare in vista della battigia, dovevi letteralmente pistari sutt’ e peri ? Rispetto agli altri anni, l’arenili scigghitanu appariva non dicu desertu, ma quasi. Colpa della crisi economica? o del fattu che pi truvari ‘n parcheggiu, unu s’av’ a raccumandari a’ Maronna? Anche il pomeriggio, solitamente pieno di figghiolanza che arriva con il trenino, lo spazio era comunque bastevole per rucciuliarsi con una certa comodità sul briccio marino, in cerca della posa migliore per digiriri il prima possibili le ugghie fritte che avevamo ‘ssaggiatu o’ ristoranti. Infatti, scuraggiati dalla mancanza di prelibatezze locali –parmiggiani, pipi chini, cutuletti, mulingiani, purpetti, ecc.- che solitamente animavano il ferragosto nostrano, dopo la tradizionali “calata ‘i menziornu” decidimmu di andare a mettere i piedi sotto un buon tavolo, diligentemente prenotato con un annu d’anticipu. Cchiù il tempu passava, e menu era la voglia di turnari a ‘rrustirsi sutta o’ suli, con l’aria per giunta chi sapiva ancora di fumu, dopu che l’intera iurnata di sabitu, aveva visto andare in fumo menza muntagna ‘i Cuddhicu, ‘ntinna ru telefunu compresa. Inoltre, non avevamo propriu fantasia di vederci arrivari supr’ ‘a testa l’elicottiru ra forestali che –avanti arretu, aventi arretu- guidatu da un pilota in vena di acrobazie spericolate tipu Vasco Rossi, cercava di stutari l’ultimu focu, spargendo in giru tantu di ddhu sali che, se vi troverete ad andare a fungi nel prossimo autunno, li troverete direttamente salati, senza bisognu di appositi salaturi. Fu così che, ‘na parola tu e una ieu, nu biccheri tu e nu biccheri ieu, ndi iazammu ra tavula chi erunu i quattru e menza. Più che la prospettiva-mare, a convincerci a fare i pochi passi che ci separavano dalla porta del ristoranti è stata l’espressioni scunsulata del camerieri che, con il resto della sala oramai vuota, vedendoci ancora placidamente accomodati come fossimo appena arrivati, ma ca tavula vacanti, esclamò: “Uh mamma chi manicomiu! Ma…a’ casa ‘u sannu?!”. Fu così chi ndi turnammu supr’ a’ spiaggia. E dopu ‘n café, un tuffo per riattivari la circolazioni sanguigna ‘ntasata ru vinu, ‘na pennica per ricuperari le forze, con un ultimo abbiamo dato l’arrivederci al sole che ci salutava, nascondendosi dietro l’orizzonte.
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UrtimeNiuss
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Sabato 21 Agosto 2010 13:27 |
In quel mondo virtuale di veri pacci che è facebook, è oramai solita ritrovarsi tutta la cittadinanza scigghitana sparsa ai quattro angoli arrotondati del mondo conosciuto.In quella sede, dove se ne sentono e vedono di tutti i culuri, una scigghitana ha affermato: “Se un giorno l'amore busserà alla mia porta spero di essere in casa” E poi, subito dopo, evidentemente pigghiata da repentino pintimento come per autorispondersi: “Se un giorno l'amore busserà alla mia porta… ditegli che sono uscita!” Si è scatinata tutta una filera delle più svariate risposte, chi mancu ‘a megghiu catina ‘i Sant’Antoni! E allura, in questa estati avanzata, quando anche se ancora lavuri, ‘u ciriveddhu è già comunque in ferie da un pezzu, mi vinni mi pensu: e ieu? che cosa ho fatto nella stessa medesima circustanza? Poi, subitaneo, nta ‘na botta, mi suvvinni cosa accaddi. Il iorno che l’amore ha bussato alla mia porta, ieu ‘i iapriri, ‘a iaprìa ‘a porta, ma lui, Cupido, Eros (o chiamatilu comu vuliti) –la cui psiche non era ifattu prigioniera, ma evidentemente libera da ogni condizionamento- appena mi vitti, rivolto alle sue frecce, fece una Smorfia ed esclamò:
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Malanoverie
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Scritto da ..QuelliCheMalanova.it
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Venerdì 20 Agosto 2010 12:36 |
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..il Comune di Scilla è troppo avanti scieccnologgicamente! Non ci credete???! Abbiamo le prove. In quanti comuni vi risulta che per le comunicazioni ai cittadini vengano date direttamente "Via PALMARE"??!  ..dove non arrivano i mezzi, fortunatamente arriva la fantasia. |
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MalaCronaca
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Scritto da ..QuelliCheMalanova.it
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Giovedì 05 Agosto 2010 03:09 |
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..brutto risveglio oggi per quelli di La Suerte Scilla Beach.. dopo una notte “di fuoco”.. tutto quello che è rimasto all’alba, del chiosco è nelle foto sotto.. Ogni commento è superfluo..

..da Così…

..a così!

..per capirci.. ecco anche “dove” - Mappa posizione La Suerte .. e tanto per farvi un po’ di “contesto”, eccovi un riassunto di quello che era successo alla Santa Lucia: Brucia la Santa Lucia a Scilla |
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Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Agosto 2010 03:39 |
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UrtimeNiuss
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Domenica 01 Agosto 2010 02:53 |
Pubblicità radiofonica: per informazioni sul traffico consultare il sito stradeanas.it. Per chi viaggia sulla “A3 –Salerno-Reggio Calabria”, chiamare il numero verde 800 290 092” In queste poche parole è nascosto il dramma che vivono milioni di italiani che hanno la malsana idea/necessità di spingersi nelle desolate lande suddole per trascorrere pochi giorni di riposo estivo. Per capire perché il viaggio sia una vera e propria avventura verso l’ignoto, basta un piccolo esempio: quello che mi è successo ieri mattina. Partenza da casa alle 8:20; arrivo allo svincolo e mi immetto sull’autostrada cinque minuti dopo. A tranquillizzarmi, la presenza di una pattuglia della stradale, con i poliziotti che evidentemente avevano preso servizio da poco, in quanto scendono dalla macchina e si stiracchiano più per svegliarsi che per scaldare i muscoli. Fatti neanche 50 metri, il blocco. Nessuna possibilità di andare avanti. Poi, finalmente, quando la coda di auto aveva raggiunto e superato il centinaio di metri, la pattuglia si sveglia e va a vedere cosa è successo dentro le gallerie, seguita a breve da altri due “Chips”. Le gallerie. Meriterebbero un capitolo a parte. Buio, totale, quello che con una felice espressione scigghitana chiamiamo “scuru-limbu”. Oltre al buio, numerosi i punti in cui dalla volta l’acqua viene giù come quando piove, anche nei giorni di normale siccità estiva. Il tutto, avviene in pseudogallerie dove –per via della caduta del masso nello scorso mese di maggio- si transita a doppio senso, con le auto costrette a far uso degli abbaglianti anche incrociando altri veicoli, in barba al codice della strada. Comu fu e comu non fu, mentre chi è ancora nei pressi dello svincolo riesce a fare marcia indietro e qualcun altro preferisce fare inversione a U e dirigersi verso Bagnara, i poliziotti riescono a far andare avanti la fila quel tanto che basta per consentirci di arrivare alla rampa posta vicino l’ingresso della prima galleria, che collega le due carreggiate Nord-Sud e permette l’uscita allo svincolo di Scilla. Così, dopo 35 minuti, riesco a tornare indietro da dov’ ero partito. A questo punto, non mi resta che prendere la Strada Statale 18 fino a Villa San Giovanni e da lì, proseguire in direzione Reggio, dove arrivo cu l’occhi ‘i fora, stanco, sudato e con la nerbatura smuvuta chi non vi ricu, alle 9:40 dopo 80 minuti, alla fantastica media di 17,2 Km/h! Più che fare il numero verde, credo che chi si trova a percorrere la “A3” farà il numero sì, ma verde di rabbia! E poi, visto l’andazzo, a parere di chi scrive, il fantastico slogan dell’esodo 2010 che campeggia sul sito dell’anas, suonerebbe meglio così: “Parti col piede giusto, viaggia appiedato!”
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UrtimeNiuss
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Scritto da ..QuelliCheMalanova.it
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Lunedì 26 Luglio 2010 17:32 |
SCILLA. A breve sarà consegnato il nuovo parcheggio di Marina Grande SCILLA. Stanno per essere ultimati i lavori di realizzazione del parcheggio all’interno dell’ex area piccola velocità delle FS. Una volta entrata in funzione, la struttura con i suoi 100 posti auto certamente non risolverà l’annoso problema parcheggi nell’area cittadina con la maggiore concentrazione di flussi stanziali e occasionali di bagnati e villeggianti. Sicuramente il parcheggio, come spiega il responsabile dell’area tecnica di palazzo San Rocco, ingegnere Antonio Caratozzolo, anche se non risolverà il problema darà un valido contributo. Il parcheggio, infatti, sarà a pagamento orario quindi, con il prevedibile ricambio nell’arco della giornata, l’offerta di posti auto interesserà un numero maggiore di veicoli rispetto alla capienza totale. L’opera, realizzata dalle ferrovie dello Stato, sarà gestita dal Comune. Il parcheggio è dotato di due varchi autonomi. L’uscita immette direttamente sulla Statale 18 all’altezza del ponte sul torrente Livorno. Qui, dove è già stata realizzata una piazzetta con delle panchine, sono previsti lavori di ampliamento per un più agevole e sicuro accesso alla Nazionale. La variante, suggerita dall’Amministrazione comunale sarà portata a termine successivamente. «Le aste fluviali – spiega l’ingegnere Caratozzolo – non sono di competenza comunale. Quindi, prima di procedere nei lavori è necessario attendere il nulla osta della regione». by Pino d'Amico da ReggioPressBlog ..uhm, a breve.. quando? |
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UrtimeNiuss
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Scritto da ..QuelliCheMalanova.it
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Venerdì 09 Luglio 2010 02:04 |
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La notizia è di chiddhi che, una volta liggiuta, è difficile non esclamare: “Malanova!”.
Tale Tony Aiccutser, tecnico proveniente dal paisi dei kiwi e degli All Blacks, dopu chi a Nova Zelanda ndi pigghiau pu culu e' mondiali, ha pensato bene di continuare e, varda casu, è arrivato a Rriggiu (e dove se no?).
Ma non supr’ o’ Corsu garibaldino, bensì in una delle più ridenti località della periferia montana riggitana: a’ Petrastorta.
Ora, già il nome è tutto un programma, ma il buon neozilandisi ha pinsatu: poiché ‘a petra è storta, perché non provare a raddrizzarla!?
La genialitudine di quest’uomo è davvero sconfinata! Stando a quando riferiscono fonti di stampa locali, Mr. Tony ci sarebbe addirittura ‘rrinisciuto.
E, una volta presoci gusto, non si fermerà qua. Nella sua mente –che definire vulcanica è pocu- c’è già un altro progetto: il palazzo del ghiaccio secco nell’altrettanto amena località di Schindilifà!
Se nci faciti casu poi, Pietrastorta non è altro che l’italianizzazione del fonema (eh, paroluni!) dialettale riggitanu Petra Storta.
Una corrente di pensiero filosofico moderno, crede invece che l’esatta traduzione del nomu nell’idioma italico sia Sassostupido, atteso che la stortìa riggitana corrisponde all’italica stupidità.
D’altra parte, in Emilia non c’è forse Sassomarconi? E allura, pirchì in Calabria non ci poti essiri Sassostupido.
Al che mi sono detto: vista la domestichezza chhi ‘stu tiziu dimostra di avere ch’i cosi storti, perché non invitiamo questo gran ciriveddhu nel nostro Scigghiu, nel luogo in cui –stando a una liggenda- si spaccau ‘u saccu ra stortìa.
Tantu liggenda poi non è, visto che non perdiamo mai occasione per confermarla e tramutarla magicamente in quotidiana realtà.
Eh già, proprio qui, nel paese in cui noi, pi non sapiri fari nu palazzettu dello sport, 'a squatra 'i pallavvolu 'a mandammu mi ioca a Villa, Mr. Tony potrebbe far ben altro che un palazzo del ghiaccio secco!
Proprio a Scilla, dove per asfaltare 50 metri di strada tra Ieracari e San Giorgio, sembra sia necessario un miracolo e non pochi euro di catrami, tanto che, continuiamo a transitare in un’enorme cratere chi…mancu a Beirut nte bumbardamenti nell’82!
Proprio a Scilla, dove non si riesce a progettare un ridicolo ponte di 150 metri –un decimo di quello che dovrebbe essere il Ponte sullo Stretto- per superare non lo Stretto ma un ben più modesto Torrente.
A ben vedere, dunque, Sassosupido non è sulu a Rriggiu, è anche qui. Il sasso ce l’abbiamo (‘u casteddhu, ma volendo minimizzare, puru chiddhu di recente franato sulla A3) e, in quanto a stortìa –cioè stupidità- come detto, ‘a putimu vindiri!
Mr. Tony ha dimostrato di saper avere a che fare con le pietre: forse per bravura soi, forse perché anche i sassi hanno un’anima.
Adesso, in una sfida sempre più difficile, vorrei tanto vederlo alla prova con la testa degli scigghitani.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Luglio 2010 00:07 |
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